Google sposta i file degli IP range dei crawler: nuovo percorso ufficiale
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Google sposta i file degli IP range dei crawler: nuovo percorso ufficiale

In breve

Google ha annunciato lo spostamento dei file JSON contenenti gli intervalli IP dei suoi crawler da un percorso specifico per la ricerca a una posizione più generale su developers.google.com. Il cambiamento riflette il fatto che questi intervalli non riguardano esclusivamente i crawler di Google Search, ma una gamma più ampia di servizi. Gli sviluppatori e i responsabili tecnici hanno a disposizione un periodo di transizione di circa sei mesi prima che i vecchi URL vengano dismessi.

Punti chiave

  • I file JSON che elencano gli intervalli IP dei crawler di Google erano precedentemente disponibili sotto il percorso /search/apis/ipranges/ su developers.google.com e vengono ora trasferiti al nuovo percorso /crawling/ipranges/.
  • Il motivo dello spostamento è che questi intervalli IP si applicano a una gamma di servizi Google più ampia rispetto ai soli crawler di Google Search, rendendo il vecchio percorso concettualmente troppo limitato.
  • La documentazione ufficiale di Google Search Central è già stata aggiornata per puntare al nuovo percorso, segnalando che il cambiamento è operativo a partire dal 31 marzo 2026.
  • I file resteranno disponibili anche al vecchio percorso /search/ per un periodo transitorio, dando il tempo necessario agli sviluppatori e ai team tecnici di aggiornare i propri sistemi.
  • Google ha fissato una scadenza di circa sei mesi prima di dismettere definitivamente i vecchi URL, che verranno poi reindirizzati ai nuovi percorsi.
  • L'annuncio è firmato da Gary, membro del team di Google Search Central, e si configura come un aggiornamento tecnico e organizzativo senza impatto diretto sugli algoritmi di ranking.

Analisi

Il cambiamento annunciato da Google riguarda esclusivamente la posizione fisica dei file JSON che documentano gli intervalli IP utilizzati dai propri crawler. Non si tratta di una modifica agli algoritmi di ranking né a una variazione del comportamento effettivo dei bot. Tuttavia, per chi gestisce infrastrutture web con regole di accesso basate su liste di IP autorizzati, si tratta di un aggiornamento tecnico di prima importanza.

La motivazione dichiarata da Google è significativa: gli intervalli IP in questione non appartengono esclusivamente ai crawler di Google Search, ma sono condivisi da una pluralità di servizi Google. Spostare questi file in una directory più generica, denominata /crawling/, riflette una visione più accurata e trasparente della reale natura di questi strumenti. Questo tipo di chiarezza documentale è utile per chi deve configurare whitelist o regole di firewall in modo preciso.

Dal punto di vista pratico, chi ha integrato i vecchi URL nei propri sistemi di monitoraggio, script di aggiornamento automatico o configurazioni di sicurezza dovrà aggiornare i riferimenti. La finestra temporale di sei mesi è ragionevole, ma è opportuno non attendere l'ultimo momento, poiché i sistemi automatizzati che non vengono aggiornati potrebbero smettere di ricevere le informazioni più recenti sugli IP di Google, con il rischio di configurazioni obsolete.

Dal punto di vista SEO, il rischio principale legato a questo tipo di aggiornamento è il blocco involontario dei crawler di Google da parte di firewall o sistemi di sicurezza che utilizzano liste di IP obsolete. Se un sito blocca per errore i bot di Google, le conseguenze in termini di scansione e indicizzazione possono essere significative, soprattutto per siti di grandi dimensioni o con aggiornamenti frequenti dei contenuti.

È importante sottolineare che Google ha già provveduto ad aggiornare la propria documentazione ufficiale, il che significa che chi consulta le guide ufficiali troverà già il riferimento corretto. Tuttavia, chi ha salvato il vecchio URL direttamente nei propri strumenti o script dovrà intervenire manualmente. Questo tipo di cambiamento, apparentemente minore, è un buon promemoria dell'importanza di mantenere aggiornati i processi di monitoraggio tecnico legati all'infrastruttura SEO.

Cosa fare

  • Aggiornare immediatamente tutti gli script, i cron job o i sistemi automatizzati che scaricano i file JSON degli IP di Google, sostituendo il vecchio percorso /search/apis/ipranges/ con il nuovo /crawling/ipranges/ su developers.google.com.
  • Verificare le configurazioni di firewall, CDN e sistemi di sicurezza del server per assicurarsi che le whitelist degli IP di Google vengano alimentate dal nuovo percorso, evitando così di lavorare con dati obsoleti al termine del periodo di transizione.
  • Inserire nel calendario tecnico una scadenza entro i sei mesi successivi al 31 marzo 2026 per completare la migrazione, tenendo presente che Google procederà poi al reindirizzamento dei vecchi URL senza mantenere i file alle vecchie posizioni in modo permanente.
  • Comunicare l'aggiornamento a tutti i team coinvolti nella gestione dell'infrastruttura tecnica del sito, inclusi i responsabili DevOps, i team di sicurezza e i consulenti SEO tecnici, affinché nessuno lavori con riferimenti superati.
  • Effettuare un audit delle proprie procedure di monitoraggio del crawling di Google per verificare se esistono altri punti di dipendenza da URL o percorsi della documentazione di Google Search Central che potrebbero essere soggetti a variazioni future.
  • Consultare regolarmente il blog ufficiale di Google Search Central per intercettare tempestivamente aggiornamenti tecnici di questo tipo, che pur non riguardando gli algoritmi di ranking possono avere un impatto diretto sull'accessibilità del sito ai bot di Google.
Impatto

Per chi gestisce configurazioni di server, firewall o sistemi di filtraggio basati sugli IP di Google, aggiornare i riferimenti al nuovo percorso è essenziale per evitare interruzioni nel crawling e nella corretta indicizzazione del sito. Un mancato aggiornamento tempestivo potrebbe causare blocchi involontari dei bot di Google, con conseguenze negative sulla visibilità organica.

Fonte ufficiale
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